1922 – 2002

di Giovanni Salierno


Il progetto degli Achtung! Banditen è nato grazie alla passione musicale e politica di Alberto Lalli nel 2018. I canti della resistenza fanno risalire alla memoria il periodo tra il 1943 e il 1945 quando giovani in tutta Italia scelsero la via della clandestinità. Uomini e donne nelle città del Centro e del Nord Italia e sulle montagne alpine e appenniniche trasformarono la paura in un sogno di libertà.

Non riesco ancora oggi a capire quale fosse lo spirito con cui sulle montagne si potesse alternare la fatica fisica al desiderio di cantare dando “eternità” a momenti fugaci in cui il desiderio di ritorno alla vita normale era comunque offuscato dal dramma incombente della mancanza di viveri e dalla paura continua di essere scoperti e combattere contro il nemico nazifascista. Ho sentito il canto “Caw Bella”, la nostra “Bella Ciao”, in un locale in Turchia nel 2000, pochi giorni prima di un Newroz, Capodanno curdo. Quell’anno, per la prima volta, non ci furono attacchi della polizia e dell’esercito al milione di persone che scesero in piazza a Diyarbakir (Amed), capitale vera di quella regione del Kurdistan. Ho visto gli occhi dei partigiani curdi mentre sentivano quelle note e ho capito che il canto resistente serve per sublimare una energia interiore. Da quel momento credo che cantare “Bella Ciao” in pubblico sia per noi in Italia un modo per esternare una forza interiore che richiama i valori della resistenza e della libertà di un popolo intero. Quando Alberto, che conobbi nel Social Forum nei giorni011 straordinari di Genova 2001, mi chiese di partecipare al progetto, aderii entusiasta cercando di contagiare gli ambienti che frequentavo: locali dove portare la band e coristi e coriste da coinvolgere. Studiare i testi e l’origine delle canzoni è come ripercorrere la memoria di una tradizione orale che non deve terminare sulle enciclopedie ma che deve essere ri-vissuta nei locali, nelle feste popolari e durante le manifestazioni.

Oggi, nel 2022, portiamo a termine il progetto del CD ripensando ai cento anni dell’avvento violento del fascismo che già cinquanta giorni dopo la Marcia su Roma inflisse alla nostra Torino capitale del Biennio Rosso una lezione indimenticabile: il 18 e 19 dicembre furono uccisi undici tra sindacalisti, politici e semplici cittadini che non si erano piegati al terrore del regime nascente. Assieme a loro smise di vivere la Camera del Lavoro, cuore pulsante della città operaia, e Ordine Nuovo, giornale fondato da Gramsci, smise di essere stampato e diffuso clandestinamente nelle officine e nelle fabbriche.

La Canzone “Figli dell’Officine” può essere datata 1921 e ci suggerisce che ripercorrere le canzoni della Resistenza significa ripensare all’intero Ventennio quando la libertà di pensiero e di azione politica e sindacale furono bloccati dal terrore dittatoriale fascista avallato dalla debole monarchia sabauda.